venerdì 29 giugno 2012

Futuro prossimo venturo


Il 15 giugno 2012 è stato raggiunto l’accordo tra il Consiglio ed il Parlamento Europeo riguardo alla Direttiva 2006/32/CE, si completa il quadro sul pacchetto delle Direttive per l’obiettivo 20-20-20 per ottenere il 20% delle riduzioni delle emissioni di CO2 (per gli edifici Direttiva 2010/31/UE), aumentare del 20% la produzione di energia da rinnovabili (Direttiva 2009/28/CE) ed aumentare del 20% l’efficienza energetica (nuova Direttiva 2006/32/CE in corso di approvazione) entro il 2020.

L’attuale Direttiva 2006/32/CE è stata recepita con il Dlgs 115/2008 ed è stata l’occasione per chiarire chi sono gli attori nel settore dell’energia (produttori, distributori, rete, venditori, clienti, etc.) e chi sono gli operatori dei servizi energetici (Esco, Energy manager, etc.), oltre ad affrontare i temi dei certificati bianchi e del teleriscaldamento, ma molto è ancora da fare in materia di efficienza e sua misurazione da parte dell’Europa e degli Stati Membri.

La nuova Direttiva sull’efficienza energetica,che sostituirà la 2006/32/CE, avrà come oggetto:
(1) il miglioramento dell’efficienza di almeno il 3% degli edifici pubblici;
(2) l’incentivazione (Energy utilities) degli interventi di sostituzione dei vecchi generatori ed isolamento degli edifici, l’Italia ha già uno strumento attivo, la detrazione del 55% anche se con il Decreto Sviluppo è equiparata alla semplice ristrutturazione, ed uno strumento in divenire il Contoenergia termico previsto dal Dlgs 28/2011;
(3) migliorare l’informazione verso i consumatori in merito alla misura dei consumi e delle tariffe;
(4) migliorare l’efficienza della rete di distribuzione dell’energia, non solo elettrica;
(5) introdurre uno schema di certificazione degli operatori dei servizi energetici, ovvero le ESCO (Energy Services COmpany), tanto note come nome e funzionamento, quanto misconosciute nella pratica.


Per maggiori informazioni e curiosità sull’efficienza ed indicatori energetici degli stati membri: http://ec.europa.eu/energy/efficiency/eed/eed_en.htm

Kristian Fabbri

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sabato 2 giugno 2012

Quota rinnovabili


Dal 31 maggio sono in vigore i nuovi requisiti per gli edifici di nuova costruzione (Allegato 3 Dlgs 28/2011) i quali prevedono che il 20% del fabbisogno di energia per riscaldamento, acqua calda sanitaria e raffrescamento sia prodotto da fonti energetiche rinnovabili

Si tratta del primo step, che aumenterà al 35% nel 2014 e poi al 50% dal 2017.

La norma UNITS 11300 parte 4 riporta il criterio di calcolo per generatori diversi dalla combustione e per il calcolo del fabbisogno di energia primaria, dato dal bilancio tra energia consegnata ed energia esportata dagli “impianti energetici” presenti all’interno del contorno dell’edificio.
Il CTI sta lavorando ad un documento che chiarisca il calcolo della quota percentuale di energia da rinnovabile, dato che rapporto tra l’energia da rinnovabili prodotta all’interno del contorno dell’edificio e la quantità di energia consegnata all’edificio.

Si tratta del primo passo per allentare il settore delle costruzioni agli edifici ad "energia quasi zero" da costruirsi a partire dal 2020. 
Il percorso per raggiungere il 17% della produzione di energia da rinnovabili è tracciato.

A tal proposito è interessante notare le previsioni del Rapporto IEA per l’Italia sulla produzione di energia per fonte energetica del 2009, un tempo ormai talmente lontano rispetto alle recenti novità legislative (in primis il Dlgs 28/2011). Il grafico prevede che dal 2020 si inizia produrre energia da nucleare e che questo in soli 10 anni consente una produzione lineare da zero a 10 Mtoe (mega-tonnellate-equivalenti-di-petrolio). La sola previsione è già improponibile, poi è arrivato il terremoto in Giappone, la tragedia di Fukushima ed il referendum sul nucleare.

Kristian Fabbri

(Riproduzione riservata. Il materiale contenuto è consultabile e riproducibile a patto di citarne fonte ed autore ed i relativi link)

Ps. Va ricordato che il Dlgs 28/2011, con l’art.11 comma 5 lett.b) ha (sic!) abrogato l’art.4 comma 22) del DPR 59/2009 il quale prevedeva la produzione di almeno il 50% di energia di acqua calda da rinnovabili nel caso di nuovi o ristrutturazione impianti termici in edifici esistenti. Resta vero che nessuna legge impedisce di essere virtuosi, ma resta un’opportunità persa.